mercoledì 22 novembre 2023

Come si dice in dialetto? Cme s' diz in italjàn? Dizionari del dialetto parmigiano a confronto: guida completa.


    Ci pare utile fare il punto su quali siano i dizionari del dialetto parmigiano a tutt'oggi disponibili al pubblico di studiosi, appassionati e curiosi e sulle loro specifiche caratteristiche.

    Chiarito preliminarmente che il termine "vocabolario" e il termine "dizionario" si equivalgono, diremo che, in buona sostanza, i vocabolari parmigiani pubblicati (senza calcolare riedizioni, ristampe e supplementi) sono sei, qui di seguito elencati in ordine cronologico.


Ilario PESCHIERI:
Dizionario parmigiano-italiano
.
-1a edizione:
Parma, Blanchon, 1828-1832.
2 volumi + 1 volume di appendice
- 2a edizione rifusa corretta e accresciuta:

2 volumi
I vol.: Borgo San Donnino, Vecchi, 1836
II vol.: Parma, Carmignani, 1841

seguito da 1 volume di supplemento con aggiunte e correzioni:
- Supplemento al dizionario parmigiano-italiano di Ilario Peschieri, compilato dallo stesso autore.
Parma, dalla Stamperia Donati, 1853.


Carlo MALASPINA:
Vocabolario parmigiano-italiano, accresciuto di più che cinquantamila voci, compilato con nuovo metodo da Carlo Malaspina

4 volumi
- 1a edizione:
Parma, Carmignani, 1856-1859.
- ristampa anastatica:
Bologna, Forni, 1970




seguito da 1 volume di aggiunte e correzioni:
-1a edizione:
Aggiunte e correzioni inedite al Vocabolario parmigiano-italiano compilato da Carlo Malaspina pubblicate per cura del figlio Iperide.
Parma: Tip. di O. Ghelfi, 1880
- 2a edizione:
Vocabolario parmigiano-italiano. Aggiunte e correzioni.
Introduzione di Gino Marchi.
Parma, Battei, 1983.

Il lavoro è poi completato da 1 volume dedicato:
Vocabolario tecnico parmigiano-italiano per l’uso delle scuole, degli artisti e de’ campagnoli 
Parma, Adorni, 1873.



Carlo PARISET
:
Vocabolario parmigiano-italiano.
Parma, Ferrari e Pellegrini, 1885, 1892.
2 volumi.







Giuseppe CARPI - Umberto PAVARINI
:
Dizionario parmigiano-italiano. Contenente tutte le voci del dialetto antico e moderno ed una completa antologia delle arguzie e dei proverbi della lingua parmigiana.

1 volume
s.l., s.e. (Cremona, Tipografica Cremona Nuova), 1966.




Guglielmo CAPACCHI
:
Dizionario italiano-parmigiano.



- 1a edizione
2 volumi.
Tomo I. A-L. Tomo II. M-Z.
Parma, Artegrafica Silva, 1992, 1993.



- 2a edizione
7 volumetti
Parma, Gazzetta di Parma, 2011.







GRUPPO DI LAVORO MEMENTO MORI - Umberto PAVARINI:
Vocabolario della lingua parmigiana. Tutte le voci e i modi di dire autentici del dialetto parmigiano

Parma, Marcello Valentino Editore - V & V, 2017.
CD allegato




Ricordiamo che è in fase di stampa presso l'editore MUP il monumentale lavoro  di

Giovanni PETROLINI:
Tesoro del dialetto parmigiano. Lessico storico, etimologico, etnografico, fraseologico del parmigiano e delle parlate parmensi.
Parma, MUP Editore

di cui, attualmente, è uscito solo il volume introduttivo.


    Di questi testi, gli unici che si possono trovare attualmente in commercio regolare sono il dizionario di Capacchi e il vocabolario del gruppo Memento Mori; per gli altri è necessario rivolgersi al mercato antiquario e del fuori commercio.


                                                          < -------------------------- >


    Vediamo ora più in dettaglio i singoli dizionari. 
    E' opportuna questa operazione preliminare per chi si accinge ad acquistarne uno: le esigenze di ciascun fruitore possono essere diverse a seconda che parli o non parli già il dialetto parmigiano, che si voglia dedicare alla lettura di testi di in lingua o voglia dilettarsi a scriverne, che si possa accontentare di qualcosa di essenziale e agile o che necessiti di un supporto ricco e utile per eventuali approfondimenti.
    La prima questione che ci dobbiamo chiarire, però, è: cerchiamo un vocabolario della lingua parmigiana perché volgiamo sapere come si dice in dialetto una determinata cosa, oppure perché abbiamo bisogno di capire cme s' diz in italjàn?

    Ecco dunque qualche nota sui singoli dizionari nonché sugli intenti dei loro autori e sulla metodologia seguita nella compilazione.
    

Ilario PESCHIERI:
Dizionario parmigiano-italiano.

    Ilario Peschieri (Parma, 13 gennaio 1795- 8 aprile 1865) nacque da famiglia umile e restò orfano di entrambi i genitori a otto anni. Venne avviato agli studi avendo mostrato una grande disposizione all'apprendimento e ottenne l'ammissione alla scuola del seminario di Borgo San Donnino.
    Dietro compenso, componeva prose e versi per predicatori, per nozze o per argomenti di puro capriccio e le sue rime satiriche furono sempre molto richieste. 
    Trasferitosi a Parma nel 1817, andò commesso nello studio del notaio Adorni, ove fece la conoscenza del conte Jacopo Sanvitale e iniziò a farsi notare nell'ambiente dei letterati parmigiani. Fu così chiamato dal conte Bertioli a far parte del gruppo di coloro che avrebbero dovuto compilare un dizionario in dialetto parmigiano, impresa a cui il Peschieri si dedicò poi da solo. 
    Fu autore di numerose opere in versi e in prosa, di articoli, di traduzioni. Lorenzo Molossi lo definisce ingegnosissimo e colto scrittore. 
    La sua attività non si limitò però solo alle lettere ed arrivò a farsi la fama di individuo facile a menar le mani. Trovandosi come segretario del podestà di Busseto durante i moti del 1821, fu tra i promotori dei disordini e venne inquisito.

    Per quanto riguarda il suo lavoro di dialettologo, sono interessanti le osservazioni di metodo che evidenziano per la prima volta problematiche con e quali hanno dovuto poi fare i conti anche gli studiosi che lo hanno seguito, financo quelli novecenteschi.
    Nella prefazione alla seconda edizione del Dizionario, l'editore spiega che dell'opera "si vanno giovando i pubblici uffizi, i commercianti, i periti nelle arti ed i giovani in singolar modo. Ed è alla gioventù parmigiana singolarmente cui può gradire e profittare anche nel caso unico di valersene a guida per ricercare ne' voluminosi dizionari della lingua quelle maggiori cognizioni che capir non potevano in quello semplicissimo del dialetto". Si evince chiaramente da queste parole qual era 
l'intento prevalente nel dare alle stampe quest'opera: dare ai giovani di madrelingua dialettale una base per poter accedere ai più ampi strumenti di cultura redatti in lingua.

    Peschieri ci informa circa i suoi dubbi nell'approccio alla questione e le difficoltà incontrate. Nel rendere conto del metodo usato nella compilazione, dichiara di fare riferimento come lingua "madre comune dei molteplici italiani dialetti" alla lingua della Crusca, di Alberti di Villanova o dell'uso odierno di Firenze, ma chiarisce di aver consultato tutti i dizionari italiani e dialettali che conosceva. Circa i chiarimenti sui vocaboli relativi ai mestieri, li ha invece ricavati dall'indagine personale: "e corsi infra l'dì d'officina in officina per raccogliere quanti termini d'arti io poteva".

    Le difficoltà maggiori vengono dal fatto che termini indicanti lo stesso oggetto variano di molto anche fra luoghi pochissimo distanti. Oltre alle differenze terminologiche si hanno poi differenze di pronuncia, addirittura fra un quartiere e l'altro della città "forse a cagione dell'essere intersecata da un torrente". Non mancano poi le diversità di linguaggio fra "plebe e mezzo stato". Peschieri sceglie dunque di dedicare il suo dizionario al dialetto di città, nel parlare più comune, tralasciando storpiature o "quel preteso toscano che va per la bocca degli pseudo-saputi".
    Può essere utile ricordare ai lettori moderni che, supponendo egli come fruitori della sua opera lettori che il dialetto lo conoscono e si presume abbiano un minimo di cultura anche grammaticale, dà per scontati i participi e gli aggettivi alla forma femminile.

    Nella seconda edizione del dizionario Peschieri apporta qualche modifica alla grafia rispetto a quella scelta nella prima, della quale, per altro, dà ampio chiarimento. Gli è ben chiara la necessità di adottare grafie apposite per indicare suoni particolari (pensa per esempio a dittonghi e trittonghi) ma vi rinuncia per non complicare e appesantire il testo anche perché " a noi soli, che già la pronunciazione del dialetto conosciamo, debbe questo dizionario servire". 
    Ecco dunque che, per esempio, la a turbata tipica del parmigiano che ora comunemente si indica con ä, nel dizionario del Peschieri non porta segni diacritici, né viene indicata direttamente con e per non trarre in inganno il lettore e non allontanarsi troppo "dall'indole della lingua italiana che è pur madre di questo nostro dialetto".

    Le considerazioni pratiche legate alla scelta della grafia portano l'autore a una serie di curiose considerazioni sulla pronuncia del parmigiano: "I pretti parmigiani si trainano dietro le parole con certe ricadiose tiritere che mi sento proprio rimescolar tutto e volger sossopra allor che li ascolto"; fortunatamente, nota, grazie alle influenze esterne che l'età moderna ha portato attraverso stranieri e viaggiatori nonché col rientro di emigranti dai paesi più diversi "anche il nostro dialetto rimise non poco delle antiche sue smancerie" e "ha non poco acquistato in maschil robustezza".

    Uno dei principali motivi di interesse di questo dizionario è la completezza delle definizioni, in particolare nella descrizione di costumanze e giochi; l'Appendice nasceva appunto per l'esigenza di dare il giusto spazio alla lingua di scienze, arti e mestieri (botanica, animali, attrezzi...).

    Non è mai stato ristampato per cui è disponibile solo nelle edizioni ottocentesche.


Carlo MALASPINA:
Vocabolario parmigiano-italiano, accresciuto di più che cinquantamila voci.


    Carlo Malaspina (Parma, 26 giugno 1808 - 27 maggio 1874) esercitò in gioventù il mestiere di facchino come il padre ma, partecipò come studente e poi come insegnante d'occasione alla scuola di Mutuo Insegnamento. Le sue buone attitudini allo studio gli valsero l’interessamento di Angelo Pezzana, del Toschi, del Tommasini e del Giordani, i quali gli procurarono sussidi perché potesse acquistare più elevata cultura. 
    Nel 1839 avviò la pubblicazione del periodico di educazione e istruzione popolare "Il Facchino" che uscì fino al 1845 con la collaborazione dei migliori studiosi della Parma del tempo: dal Sanvitale a Pezzana a Emilio Casa. 
    Nel 1843 fu assunto come custode nella Regia Biblioteca Palatina; dopo poco abbandonò la stampa del periodico per dedicarsi a compendi della storia di Parma, novelle, racconti, romanzi, biografie, commedie ma sempre costantemente impegnato nell'erudizione della classe popolare. La sua opera principale resta comunque il Vocabolario parmigiano-italiano.

    Malaspina descrive il suo vocabolario come "la più completa raccolta possibile delle voci del dialetto parlato nella nostra città e nella circostante provincia, cioè dall'Appennino al Po, dall'Enza allo Stirone" (compiendo dunque scelta contraria a quella fatta da Peschieri che volle limitarsi alla parlata cittadina). Si tratta di più di 70.000 lemmi compresi quelle relativi ad arti e mestieri ricavati dalla viva voce dei praticanti. Sono compresi inoltre i termini scientifici, per chiarire i quali si avvale dell'aiuto dei maggiori esperti parmigiani dell'epoca (Passerini per la botanica, Rognoni per l'agricoltura, Cocconi per la veterinaria ecc.), e quelli della lingua furbesca. 
    Purtroppo il Nostro si sente in dovere di esercitare una forma di autocensura preventiva e si augura di aver realizzato cosa gradita ai padri di famiglia per il fatto di aver "curato di raccogliere solo il meglio di quanto era necessario ed utile a sapersi in fatto di lingua "avendo omesso quelle espressioni che potevano avere senso o forma meno che onesta".

    "Scopo del presente vocabolario municipale è piuttosto di dare la traduzione delle parole del dialetto che le norme della pronuncia di esso", ragion per cui non troveremo rigidissima applicazione di alcune norme di grafia:  riproponendo l'esempio della a turbata (ä), l'autore non sta a mettervi sempre la dieresi dando per scontato questo "suono misto, minore della -a, maggiore della -e, solo paragonabile al dimesso eco finale del belato".
    Il Vocabolario, in conclusione, "deve servire più agli artigiani che ai letterati" e l'unico giudizio di cui il suo redattore si cura è quello "de' conoscitori de' veri bisogni del popolo".
    A questo scopo è notevolissimo l'uso di una sorta di tabelle analogiche relative principalmente alle arti e agli strumenti dei mestieri che consentono i reperimento dei termini anche a chi non è pratico di quell'ambito specifico. 

    Il dizionario è davvero ricco, sia come numero di lemmi sia per le frasi idiomatiche e le espressioni proverbiali raccolte; fra i vocabolari dal parmigiano all'italiano è, anzi, senz'altro il più ricco e non può mancare sullo scaffale dello studioso o dell'appassionato. 
    Ci sentiamo tuttavia in obbligo di lasciare un' avvertenza: nell'intento lodevole di sciacquare i panni in Arno, come direbbe il buon Manzoni,  Malaspina ha, proseguendo nella metafora, prolungato un po' troppo l'ammollo: capita dunque al lettore moderno che cerca il significato italiano del termine parmigiano, di trovarsi davanti a parole in toscano stretto, con esiti non sempre felici.

    Oltre all'originaria edizione ottocentesca, il Vocabolario ha conosciuto una ristampa anastatica a cura dell'editore Forni di Bologna, il che lo rende più agevolmente accessibile degli altri dizionari suoi contemporanei.
 

Carlo PARISET:
Vocabolario parmigiano-italiano.


    Carlo Pariset (Parma, 19 marzo 1848 - 18 marzo 1901), di illustre famiglia francese, figlio di un impiegato nel Regio Teatro di Parma, sviluppò subito una passione per il teatro che lo accompagnò sempre. Si dedicò anche alla pittura, alla musica e agli studi tecnici che lasciò nel 1866 per seguire Garibaldi. 
    Divenne maestro elementare a Busseto e istruttore della Società Filodrammatica; passò poi al Collegio "Taverna" in Parma e quindi al Collegio "Maria Luigia". Trasformatosi quest'ultimo in Convitto nazionale, si trovò ad insegnare arte scenica e letteratura drammatica nel Regio Conservatorio di Musica di Parma. 
    Ricordiamo la sua opera benemerita come insegnante delle scuole gratuite serali del quartiere San Francesco e come vicepresidente della Società di Mutuo soccorso. 
    Frequentatore dei più grandi studiosi e intellettuali parmigiani dell'epoca (Casa, Cantelli, Ronchini, Rondani, Pizzi …), fu autore di varie opere letterarie e teatrali ma quella per cui lo si ricorda è il vocabolario del dialetto parmigiano; rimase invece inedita una grammatica.

    Il suo dizionario ha forse una maggiore leggibilità per il lettore moderno rispetto al Peschieri ed è più agevole del Malaspina che lo precedeva di poco.


Giuseppe CARPI - Umberto PAVARINI:
Dizionario parmigiano-italiano. Contenente tutte le voci del dialetto antico e moderno ed una completa antologia delle arguzie e dei proverbi della lingua parmigiana.

    Ne scrive la prefazione il poeta Luigi Vicini che loda il lavoro principalmente per tre ordini di motivi:
per aver aggiornato i dizionari esistenti aggiungendo nuove voci divenute ormai di uso comune;
per aver contribuito alla raccolta e testimonianza di motti e modi di dire nostrani;
per aver modificato la  grafia sostituendo a quella dei compilatori  ottocenteschi, ormai davvero lontani dalla sensibilità comune,  quella più snella ed esatta messa a punto da Jacopo Bocchialini.

    Il dizionario, inoltre, contiene, segnalate, voci che per quanto in uso non sono espressamente dialettali.
    La parte lessicografica è preceduta da brevi utili cenni di morfologia.


Guglielmo CAPACCHI:
Dizionario Italiano-Parmigiano.

Guglielmo Capacchi (Parma, 12 giugno 1931 - 7 ottobre 2005) nasce in Borgo Torto da madre sarta e padre barbiere. Ottenuti il diploma di liceo classico e quello magistrale, si laurea in lingua e letteratura ungherese di cui diverrà poi titolare di cattedra presso l'Università di Bologna dopo un breve periodo di insegnamento nelle scuole medie. 
    A Bologna, per un certo tempo, è responsabile anche della cattedra di filologia ugrofinnica e dà avvio, insieme alla collega professoressa Corradi, alla Scuola Permanente di Studi sullo Sciamanismo.     Approfondisce la conoscenza dei rapporti fra l'Italia (Parma in particolare) e l'Ungheria e si dedica, con particolare successo, all'attività di traduttore dall'ungherese, contribuendo a far conoscere in Italia la poesia magiara. 
    Parallelamente all'insegnamento dell'ungherese porta avanti anche quello dell'esperanto di cui è convinto sostenitore. 
    Al di là degli studi di ugrofinnistica, fin dalla gioventù si interessa a quelli di lingua, storia e tradizioni locali arrivando a pubblicare alcuni volumi ormai fondamentali nella bibliografia parmigiana: Proverbi e modi di dire parmigiani, Sàpa e badìl. Altri proverbi e modi di dire parmigiani, La cucina Popolare parmigiana, Castelli parmigianiChe lavór, sjor Gibartén! Piccole storie di modi di dire parmigiani, Oh, l'è chì al formaj bón! Altre piccole storie di modi di dire parmigiani e, ovviamente, il Dizionario italiano-parmigiano.

    Il Capacchi rovescia l'approccio fin qui tenuto dai compilatori dei vocabolari e mette a punto metodologie atte a rispondere alla domanda moderna: come di dice in dialetto? e non più a quella ottocentesca del cme s' diz in italjàn?
    La grafia adottata è quella messa a punto da Bocchialini, aggiornata e perfezionata secondo le norme della RID (Rivista Italiana di Dialettologia). Si è scelta questa, invece del più preciso sistema dell'alfabeto fonetico internazionale, perché, trovandosi la grafia a rispondere ad esigenze di uso pratico e comune, i diversi grafemi devono essere riproducibili anche su una comune macchina da scrivere.
    Nelle pagine introduttive sono pubblicate tavole di palatogrammi (realizzati in ambito universitario) che rendono visivamente le posizioni assunte dai diversi organi dell'apparato fonatorio al momento dell'articolazione dei diversi suoni tipici del dialetto parmigiano.
    Per i diversi vocaboli è indicata la traduzione nel dialetto di città e, nei casi in cui sia ritenuto particolarmente interessante, sono segnalate anche una traduzione in un dialetto della bassa, in uno della collina e in uno della montagna.
    Oltre alla traduzione nel dialetto di uso comune sono indicati anche i termini gergali, scherzosi e quelli provenienti dal linguaggio della malavita. Sono indicati anche i termini ormai desueti.
    Il dizionario è corredato anche di illustrazioni a colori che funzionano come tavole analogiche in cui si trovano raggruppati oggetti afferenti a diversi ambiti specifici (la cantina, la cucina, la chiesa, le erbe e i fiori ecc.)  in modo tale che, anche chi non conosce il termine italiano di partenza, può risalire tramite l'immagine al termine dialettale.

    Il dizionario di Capacchi è il primo (e unico completo) dizionario dall'italiano al parmigiano.


GRUPPO DI LAVORO MEMENTO MORI - Umberto PAVARINI:
Vocabolario della lingua parmigiana. Tutte le voci e i modi di dire autentici del dialetto parmigiano
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    Gli autori dichiarano due anni di lavoro impegnati nell'intervistare alcune centinaia di cittadini di ogni ordine sociale, verificando in particolare la pronuncia dei vari vocaboli; operazione che è risultata particolarmente complessa per l'essere oramai il dialetto parmigiano inquinato da elementi estranei.
    La grafia utilizzata è quella ormai consolidata; quanto alla struttura, sotto la voce principale di riferimento sono elencati i modi di dire che la contengono.
    Il volume è sostanzialmente diviso in tre parti:
- il Vocabolario della lingua parmigiana che, nel complesso, risulta molto simile al Carpi Pavarini del 1966.
- un'appendice dedicata alle principali voci, dall'italiano al parmigiano, relative ad alcuni argomenti di interesse generale: gli abiti, i giochi, la cucina, le bestie ecc.
- un Vocabolario italiano - parmigiano, retroversione del Vocabolario della lingua parmigiana, dove sono riportati solo i vocaboli principali del dialetto e, di ciascuno, viene dato esclusivamente il significato più comune.

    I pregi principali di quest'opera sono senz'altro l'agilità e la rapidità di consultazione. Utile, a questo scopo, anche il CD allegato.