lunedì 9 novembre 2015

L'ISPETTORE DERRICK, MARIA LUIGIA E LE VIOLETTE DI PARMA

  
       In tempi più felici, quando in televisione si vedevano anche programmi che non trattassero esclusivamente di cibo, del suo uso ed abuso (la "pornogastronomia", come dice il nostro professor Giovanni Ballarini), Parma era ricordata non solo come cuore della food valley, ma anche come città di arte, musica e, perché no?, di profumi. 
   Mio padre, che partecipò al Congresso Universale di Esperanto a Monaco di Baviera nel 1951, conobbe esperantisti provenienti da tutto il mondo e, avendo detto a uno di costoro di essere di Parma, si sentì rispondere "Ah, Parma! La urbo de la violeto!" ("Ah, Parma! La città della violetta!"). Roba da Belle Epoque, oggi quasi impensabile.
      Ancora dalla Germania e da quegli stessi anni viene un'altra notizia curiosa. Horst Tappert, in Italia meglio noto come il volto del più celebre poliziotto tedesco, nella sua simpatica biografia dal titolo Io e Derrick. Le mie due vite racconta di come, subito dopo la guerra, quasi per caso divenne attore. Inizialmente lavorò in teatro, cimentandosi in diversi generi, tra cui il musical. Nel capitolo dall'evocativo titolo Step, frac e violette, ricorda l'arrivo e il grande successo in Germania dello spettacolo in stile Broadway. 
     Tappert ebbe la fortuna di lavorare con Heinz Lingen, coreografo tedesco emigrato negli Stati Uniti e, alla fine del conflitto, rientrato in Germania dopo aver lavorato con Fred e Adele Astaire. Fu lui a insegnargli a ballare per il debutto in Sua Altezza si diverte di Rudolf Nelson. Così Tappert rievoca l'episodio:
      "Alla prima mi mancò quasi la parola. Lingen era lì, che dirigeva l'orchestra, con quel bellissimo frac di cui parlavo prima. Mi piacciono i frac. Per me sono il non plus ultra dell'eleganza maschile. E Lingen era lì con un modello da sogno. Fatto su misura a New York, tagliato all'altezza della vita, largo quanto bastava, e ai lati, sotto il nero, non si vedeva uscire neanche un filino di bianco, come capita facilmente con i soliti frac. Già l'apparizione di Lingen era degna di un applauso. A questo punto veniva la canzone Parmaveilchen (Violette di Parma). Allora Lingen prese uno spruzzatore, salì in galleria e spruzzò sul pubblico del profumo di violetta alla maniera di Broadway, con la massima eleganza, come si addice a un gentiluomo in frac. La gente era felice".
      La passione per il profumo delle viole era condivisa anche dalla nostra Maria Luigia. Nella collana Quaderni del Museo che così bene valorizza il suo patrimonio, il Museo Glauco Lombardi, dedicato ai cimeli della Duchessa, ha pubblicato il volume Maria Luigia e le violette di Parma (2008) e la sua riedizione accresciuta Maria Luigia e la violetta di Parma (2013), a cura di Francesca Sandrini. Qui troverete tante curiosità e approfondimenti sulla fortuna che il piccolo fiore ebbe in Europa nel corso dei due secoli passati e sulla sua presenza nella casa, nell'abbigliamento e nel giardino di Maria Luigia che addirittura lo coltivava. Scriveva infatti all'amica duchessa di Montebello: 
   
 "Vi pregherei di farmi avere [...] qualche pianta di violette di Parma con l'istruzione scritta per piantarle e farle fiorire [...]; spero che esse attecchiranno bene, poiché divengo una studiosa di botanica e sarei contenta di coltivare ancora questo leggiadro piccolo fiore".
     Nel 1870 Ludovico Borsari inizia la sua attività di profumiere. I primi boccetti di Violetta di Parma contengono estratti e sono eleganti e ricercati, arricchiti da una grafica di avanguardia. Nel 1990 nella palazzina storica sede della ditta è stata inaugurata "La Collezione Borsari 1870. Primo Museo Italiano della Profumeria", che però, purtroppo, in questo momento non è più visitabile.
      Di questi tempi, passata di moda come profumo, la Violetta è ricercata più dai turisti che non dai parmigiani; a noi piace ricordarla con le parole della Sandrini :
" Una duchessa, una città, un fiore che è anche un colore e un profumo: questi i protagonisti di un simbolo che ancora oggi affascina, tra storia e tradizione, tra dati certi e inebrianti suggestioni".

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